“Cooperare per apprendere” compie un anno

Sta per iniziare la seconda  annualità  del progetto “Cooperare per apprendere”. Sarà un anno di formazione più articolato e più ricco.  I docenti potranno, subito dopo il primo incontro di formazione, sperimentare in aula le attività cooperative, con l’aiuto e il contributo dei tutor.

Ma cosa ci ha lasciato il primo anno?

Sicuramente l’opportunità di mettersi in gioco, di intraprendere nuove strade per un approccio educativo più efficace. Abbiamo, appunto, cooperato tra docenti per apprendere che una scuola di qualità, come l’intera società, non può più essere vissuta in maniera selettiva, utilizzando solo competenze individualistiche o competitive, ma diventa un’esigenza collaborare e cooperare con altri per raggiungere traguardi comuni da cui tutti possono trarre vantaggio.

Ci siamo messi nei panni dei nostri alunni, mettendo in pratica in Cooperative Learning, abbiamo lavorato ad isole, ci siamo confrontati, e a volte anche scontrati! Questo ci ha permesso di sperimentare in prima persona l’importanza delle relazioni per l’apprendimento. Le relazioni sono  una struttura portante dell’esperienza educativa. Si connotano come esigenza, che richiedono di essere messi in atto concretamente, in un costante confronto con le situazioni e le condizioni contingenti che si determinano. La relazione è forma, prospettiva, possibilità. Questa, penso sia la ricchezza maggiore che la formazione ci ha offerto. Siamo riusciti, in alcuni casi, ad abbattere i muri della diffidenza verso un nuovo modo di fare formazione. Il tutoraggio attivo e passivo ci ha permesso di uscire dalle nostre aule ed osservare e condividere diverse pratiche per l’apprendimento. I tutor sono tutti insegnanti, che conoscono molto bene il mondo della scuola.  Tutti i giorni si confrontano con le stesse difficoltà che angustiano i loro colleghi, però uniscono alla loro esperienza il desiderio di innovare, di affrontare nuove sfide, di rifiutare la routine per mettersi sempre in gioco.

Abbiamo anche capito che spesso la resistenza al cambiamento in campo educativo è fonte di tensione e di stress tanto che molto spesso siamo costretti ad aggrapparci a quello a cui siamo normalmente abituati. Questa resistenza alle innovazioni, spesso si tramuta in un contesto educativo chiuso e tradizionale che non lascia spazio alla creatività̀ e alla pluralità, quella pluralità che il mondo con tutti i cambiamenti ci regala.

E allora che fare?

Semplice, diventiamo noi artefici di questo cambiamento,  con la speranza che anche il secondo anno della formazione possa lasciare il segno.

Prof.ssa Franca Guerra

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